lunedì 17 dicembre 2012

addobbando

continuiamo con gli addobbi natalizi...


ma la stella dove la preferite?!??!

lunedì 10 dicembre 2012

addobbi natalizi

orpo... quasi mi sfugge che è lunedì....
e il Natale si avvicina!

venerdì 7 dicembre 2012

... un abbraccio

...un abbraccio è il posto più bello dove abitare. 


Un abbraccio vuol dire “tu non sei una minaccia".
Non ho paura di starti così vicino.
Posso rilassarmi, sentirmi a casa.
 Sono protetto, e qualcuno mi comprende”.
La tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita.
 (Paulo Coelho)

giovedì 6 dicembre 2012

sulla bellezza ora

"quel che impedisce di vedere la bellezza ad ogni istante è la nostra storia, la nostra aspettativa, la nostra speranza, il nostro dinamismo. Non c'è altro che la bellezza. Ogni situazione che si presenta è più che straordinaria. Nella vita, ciò che è ora è affascinante perchè non esiste che nell'istante: l'istante dopo sarà un'altra cosa.
E' come un'amicizia profonda. E' nell'istante. L'istante dopo, l'amico col quale si è così intimi scomparirà. Si può fare altro che donarsi all'amicizia nell'istante? Quando si ha un pò di esperienza e si sono avuti abbastanza amici che hanno lasciato questa terra, non ci si può aspettare qualunque cosa dall'amore, dall'amicizia. Quando sono con qualcuno lo sono completamente.
E' sempre l'ultimo istante: è sempre il primo istante la Bellezza non la si gusta che quando si ha questo senso dell'istantaneità. La bellezza non è mai domani. Non vi è che l'istante. La nuvola che guardo è l'ultima nuvola che guardo. La guardo come se dovessi perdere la vita un attimo dopo. E' la sola maniera di guardare. E' il solo modo di vivere. Altrimenti si vive nella memoria, non si è che nella paura.
Ogni volta che sento in me la fantasia di raggiungere la gioia domani, sto ancora negando ciò che è essenziale. Fino a che penso che qualunque situazione possa portarmi una qualunque cosa, sono nella negazione, nego profondamente la mia risonanza. E la risonanza non ama essere rinnegata, perchè c'è sempre dramma, delusione."
Eric Baret

lunedì 3 dicembre 2012

MMmmmmm....


auguro un buon lunedì!

mercoledì 28 novembre 2012

notte

lunga notte... notte agitata, notte complicata, notte tormentata, notte consumata e perduta... voglia di cioccolata calda... all'arancia e con panna!


lunedì 26 novembre 2012

Vale

il MM di oggi è gentilmente offerto da... Valentina


ma grazieeeee!!!

lunedì 19 novembre 2012

meteo

per oggi il meteo prevede pioggia....


venerdì 16 novembre 2012

riflessioni

Mi sentivo soffocata da quella vita che non mi apparteneva più.
Da quella vita che in realtà, non mi era mai appartenuta.
Volevo fuggire via. Per respirare aria fresca.
Per guardare la luce del sole. Per ritrovare me stessa. Quell'aria malsana mi rendeva affannato il respiro.
Soffocavo.
In una agonia senza fine.
Soffocavo.
E chi avevo accanto non lo vedeva.
Avevo bisogno di respirare un po' di me.
Avevo bisogno di farmi abbagliare dal sole.
Avevo bisogno di solutudine.
Perché solo nella solitudine avrei ritrovato me stessa.
E in me stessa, avrei ritrovato la mia vita.
Marisina Vescio

lunedì 12 novembre 2012

7° ESW

il MM dedicato alle donne che erano con me al 7° ESW (=Extreme Stitching Weekend)


che non ha niente da invidiare ai camerieri che ci hanno servito la cena venerdì sera...

lunedì 5 novembre 2012

martedì 30 ottobre 2012

La Bela Rosin


Aveva 14 anni quando il re Vittorio Emanuele II se ne innamorò.
Che donna. Bella? «Bella è bella, molto bella. Gran massa di capelli corvini, occhi scurissimi, carnagione perfetta. Il petto tutt’altro che acerbo»: parola di re. Ma anche di Gianni Farinetti, scrittore braidese prestato a Torino, fine giallista e grande appassionato della sua terra, che nella Regina di cuori, in uscita per Marsilio editore, ci regala un avvincente ritratto della Bela Rosin, alias Rosa Vercellana nonché contessa di Mirafiori (benché figlia di «un tamburo maggiore di Sua Maestà, uomo d’onore, un ottimo soldato fedelissimo alla dinastia»).
A guardarla in foto, però, nella sequenza di ritratti più o meno ufficiali, questa donna è tutt’altro che ossequiosa ai canoni estetici: viso un po’ squadrato, lineamenti decisi, occhi troppo distanti, nasino non certo alla francese. Ma una bocca carnosa, inevitabilmente sensuale. E quella natura corvina che non è solo un colore di capelli ma una profondità fisica di tutto il corpo, stranamente in lei unita a un’infinita dolcezza. Bela? Sì. Ma non certo secondo i modelli di oggi: la Rosina Vercellana, se fosse vissuta un secolo e mezzo più tardi, non sarebbe diventata una modella, né una star e nemmeno una comprimaria da palcoscenico, con le sue abbondanze e i suoi tratti grezzi.
Eppure il primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, se ne innamorò e l’amò per un lungo suo pezzo di vita. Di un amore certamente tumultuoso e passionale nel segreto delle loro stanze da letto, ma che visto da fuori e a distanza di tanto tempo fu soprattutto un amore pacato, domestico e familiare, rasserenante malgrado tutto. Invidiabile, decisamente. «Chi si piglia si assomiglia» (o forse viceversa) sembra fatto apposta per questa coppia dall’aria niente affatto regale: tracagnotti entrambi, però fieri. Sguardo dritto e profondo di chi sa cosa vuole dalla vita. Sotto sotto (ma neanche tanto) un’aria di campagna.
Il giovane e a suo modo aitante Vittorio la vede per la prima volta affacciata a un balcone di Racconigi, alla fine dell’immancabile battuta di caccia (ci andava matto lui, ci andrà matta lei). È il 1847: lui ha 27 anni, quattro figli e uno in arrivo, è l’erede al trono del Regno di Sardegna. Lei di anni ne ha solo 14. Ma questa storia, piaccia o no, non c’entra niente con gli odierni caroselli pseudo-erotici del potere. È una storia di amore nel vero senso della parola, in e con tutti i sensi. Rosina darà a Vittorio due figli e la vita intera. Dopo la morte del re per una polmonite, nel 1878, lei gli «sopravviverà» (parole sue) sette anni. Prima, lo segue in tutte le tappe dell’Italia che si fa, sempre discosta. Ma sempre presente.
Vittorio resta vedovo di Maria Adelaide nel 1855. Sono solo le pedanti, insistenti, tenaci manovre (e minacce) di Cavour a impedirgli di sposare ufficialmente Rosina. Ancora oggi resta il mistero su quelle nozze morganatiche contratte nel 1869 in articulo mortis (quando l’avevano precipitosamente dato per spacciato), ma forse anche prima – e comunque quando ormai Cavour e il suo cipiglio non c’erano più. I figli di Rosina, Vittoria ed Emanuele Alberto, portano «Guerrieri» per cognome. Erediteranno da lei il titolo nobiliare di conti di Mirafiori e Fontanafredda, acquisito nel 1859.
Vittorio Emanuele II non la farà mai regina, la sua Rosina. Avrebbe voluto, ma glielo impedirono tante cose: pressioni politiche, veti dei figli «ufficiali», opportunità di ordine «mediatico». Ma certamente le case dove Rosina abitò – dalla Mandria a Venaria alla Pietraia nei pressi di Firenze, quando la capitale venne spostata lì, con grande cruccio e gravi disordini a Torino, alla Villa Mirafiori fatta costruire sulla Nomentana a Roma, apposta per lei – furono le vere case anche del re. Quelle dove trovava una vera famiglia, e un’aria vera di casa, con lei che lo aspettava per dargli tutto quello che una brava moglie sa dare a un marito. Certo, si vestiva in modo un po’ chiassoso, a un certo punto della vita sembrava un po’ troppo incline agli sfarzi – per quanto sempre relativi… E lui, d’altro canto, non mise mai a freno i propri istinti, incapricciandosi ogni due per tre dell’attrice di turno. Ma Rosina aspettava, paziente e fiduciosa. E lui sempre tornò, fino all’ultimo.